Etichettatura in un paese extra UE

Società alimentare e

il commercio in un paese extra UE

Una società che esporta i suoi prodotti alimentari all’estero incorre spesso in un problema: l’etichettatura. L’operatore, che vuole commercializzare il prodotto di questa società in un paese extra UE, non vuole che venga etichettato secondo le norme del paese di destinazione. Si dichiara perciò disponibile a rendere una dichiarazione di manleva (dichiarazione in base alla quale il firmatario si assume la responsabilità per qualcosa, sollevando l’altra parte dell’accordo, da qualsiasi responsabilità o effetto negativo possa scaturire da un evento).

La società si trova così dinnanzi ad un bivio:

Da una parte vorrebbe aderire alla richiesta per concludere l’affare, dall’altra si chiede se la dichiarazione di manleva sia idonea a rendere la sua posizione inattaccabile.

La risposta non è così scontata come potrebbe sembrare perché la materia “etichettatura” richiede particolare attenzione.

In sintesi, nel caso trattato, dopo aver passato al vaglio i regolamenti UE, gli accordi internazionali e non da ultimo la normativa applicabile nel paese di importazione, siamo potuti giungere alla conclusione che la difformità delle informazioni riportate in etichettatura, rispetto a quelle richieste dalla legislazione nazionale del luogo di commercializzazione, rende responsabile il produttore ed è quindi stata fornita una risposta secca per il cliente che ha bisogno di certezze.

L’informazione diventata utile conoscenza ed ha reso il cliente consapevole dei possibili risvolti.

Il cliente ha accettato il rischio ma ha imposto una clausola contrattuale, bene più complessa, di una semplice dichiarazione di manleva  proprio per rafforzare la propria posizione.

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